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Dal nuovo numero di Centofiori - Resistenza e lotta, conoscenza, cultura e tolleranza: il cammino del popolo No Tav - di Alberto Perino

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In risposta ai 26 arresti e alle 11 denunce contro esponenti del Movimento NO TAV, ripubblichiamo dall'ultimo Centofiori l'articolo di Alberto Perino, attivista storico del Movimento NO TAV che abbiamo avuto il piacere di ospitare durante l'ultima assemblea nazionale SCI. Ancora una volta le istituzioni hanno agito in maniera repressiva, eludendo le necessarie risposte alle domande su di un'opera inutile e devastante, ma colpendo un movimento di protesta nel tentativo di criminalizzarlo e dividerlo al suo interno. Noi continuiamo a sostenere questa battaglia democratica, aperta e partecipata in difesa del bene comune che è il territorio della Val di Susa.

 

Il popolo no tav ha fatto un lungo cammino. All’inizio era solo una lotta contro un’opera devastante e inutile. Poi comprendendo le ragioni dell’inutilità dell’opera si sono allargati gli orizzonti.

 

 

Le tante conferenze e serate, i cicli del Grande Cortile con personaggi di primo piano della cultura, dell’economia, dei trasporti ecc. hanno allargato gli orizzonti e si è compreso che il TAV era solo una faccia di questo modo sbagliato di concepire il mondo e il futuro dell’umanità e così ci siamo detti anche noi che un altro mondo è possibile, che questo modo di vivere non può portarci da nessuna parte, che occorre solidarietà, sobrietà, rispetto per la natura, amicizia, tolleranza, fraternità.

Quando nel 1989 si cominciò a parlare a livello internazionale di una nuova linea ferroviaria ad alta velocità (TAV) tra Torino e Lyon, chi in valle cercava di opporsi, per quanto possibile, ai disastri provocati dalla costruzione dell’autostrada A32 Torino Bardonecchia, capì subito che stavano per farci arrivare addosso un nuovo e insostenibile disastro. I professori del politecnico di Torino e i tecnici che già facevano parte del comitato Habitat e collaboravano con noi, ci aiutarono fin da subito a comprendere la truffa del TAV che veniva proposta a livello internazionale falsificando spudoratamente i dati di traffico e i costi.

Nel frattempo i cantieri per la costruzione dell’autostrada devastavano la valle e la vita degli abitanti, nel disinteresse e con la connivenza delle istituzioni (stato, regione e provincia) che avrebbero dovuto dare un supporto istituzionale alle comunità martoriate dall’arroganza delle ditte costruttrici. Questo fatto vaccinò un paio di generazioni nei confronti dei cantieri per le grandi opere.

Ho sempre paragonato il movimento NO TAV ad uno sgabello a tre gambe: dimostrazione di equilibrio e solidità su ogni terreno. Infatti uno sgabello a tre gambe non balla mai e, nel nostro caso, le tre gambe sono: la popolazione con i comitati, i tecnici e gli specialisti, gli amministratori locali.

La vera forza del movimento è stata quindi la capacità di radicarsi nella popolazione soprattutto con le centinaia di assemblee fatte per illustrare, spiegare e rendere comprensibili a tutti sia i progetti folli dei proponenti l’opera, sia le motivazioni tecniche, economiche, etiche, morali e politiche della nostra opposizione. E a queste assemblee, in Val di Susa, partecipano sempre diverse centinaia di persone di ogni estrazione sociale, di ogni età e di ogni fede politica.

Da noi la gente ha capito sulla sua pelle che non deve credere ciecamente ai media; deve spegnere la televisione, uscire di casa, scendere in piazza e parlare con le altre persone dei problemi concreti che si devono affrontare ogni giorno.

Il Movimento NO TAV, soprattutto negli ultimi dieci anni, è cresciuto in modo incredibile e impensabile non solo numericamente ma anche in termini culturali di consapevolezza civile; la gente ha capito che deve mettersi in gioco in prima persona senza delegare ad altri il proprio futuro e il destino di questa e delle prossime generazioni. Oggi nei presìdi si tengono, fra gli altri, affollati corsi di filosofia. Il primo corso esauritosi quest’estate con lezioni pomeridiane è stato richiesto a gran voce in edizione serale per chi lavora e non ha i pomeriggi liberi.

RESTIAMO UMANI (foto di Lia Cinato)

 

Nella foto:

Un poliziotto attacca alla rete interna alcune palline natalizie che gli porgiamo.

La stessa mano, qualche minuto dopo, accetta un cioccolatino.

Si è riso, si è parlato.

..è Natale per tutti, no?...Anzi, non è il Natale...

E' ciò che realmente siamo, in fondo. Sempre.

...e forse il Natale è semplicemente una buona scusa per ricordarcelo :)

Elisa Zorio

In molti ci chiedono: come avete fatto? Ma non è facile rispondere. Non è stata una cosa pianificata, teorizzata e poi applicata sul campo. E’ stata una crescita dal basso, di una cosa nata e vissuta senza capi né leaders, ove ognuno mette a servizio di tutti e del movimento i propri saperi e tutti sono ugualmente utili e importanti. Le decisioni si prendono in modo assembleare, tutti insieme, cercando di rispettare le sensibilità di ognuno nell’interesse di tutti. Perché il Movimento NO TAV è veramente un movimento trasversale, dove riescono a convivere gli anarchici con i credenti, i borghesi e gli squat, la gente che vota a destra e quella che vota a sinistra, gli industriali, i commercianti e gli operai tutti accomunati nella volontà prima di difendere quel bene comune che è l’identità di ognuno, la terra, l’aria, il futuro nostro e delle generazioni che verranno, cercando sempre di guardare alle cose che ci uniscono stemperando e mettendo in secondo piano quelle che ci dividono. Mettendo da parte le ideologie per confrontarsi sulle cose concrete da fare momento per momento. Cercando sempre la verità e mettendo l’obiettivo della lotta al TAV in primo piano. Non è un metodo facile da seguire. Per stilare un volantino alle volte occorrono giorni di limature e decine di bozze da far circolare, ma alla fine si cerca di trovare un prodotto che accontenti tutti.

Mentre i nostri avversari fanno di tutto per dividerci. Cercano costantemente di distinguerci attraverso martellanti campagne mediatiche (come quelle di quest’estate) tra buoni e cattivi, tra famiglie per bene e black-block cattivi. Finora sono riusciti solo a far andare a ruba le magliette e le felpe con la scritta in dialetto piemontese MI SON AN BLAC BLOC (io sono un black-block) indossate con orgoglio dai ragazzini delle scuole, dalle signore che vanno a fare la spesa e dai nonni che portano a scuola i nipotini.

Non che all’interno del movimento non ci sia dibattito, anzi! E il dibattito più serrato è sulla risposta da mettere in campo contro la violenza delle forze del disordine, dello stato, dei media, dei partiti ecc. Ma il dibattito si porta avanti senza demonizzare nessuno, accettando i punti di vista diversi dal proprio, senza schieramenti ideologici e con molto buon senso. Il nostro movimento è un movimento che include le diverse anime invece di escluderle, tenendo ben presente che le differenze sono un valore aggiunto e non un problema.

Alberto Perino

 

Link utili
http://www.notav.info/
http://www.notavtorino.org/

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